


A partire dai primi anni Novanta, la Distilleria Brunello ha iniziato a compiere alcune scelte dettate più dalla passione che da una visione meramente economica; decidono infatti di abbandonare la produzione di grappe monovitigno da varietà internazionali per cercare un proprio percorso originale.
I Brunello fanno una ricerca in giro per l'Italia alla scoperta di varietà autoctone.
Tra le colline di Breganze scoprono una varietà di uva autoctona del posto e ormai quasi del tutto scomparsa: il Cruajo. Nei vicini Colli Berici acquistano le vinacce di Carmenère e nei Colli Euganei il Moscato Fior d'arancio. In Valpolicella bussano alla porta di Giuseppe Quintarelli che affida loro in esclusiva le vinacce del suo prestigioso amarone. In Trentino scoprono l'Enantio della Valdadige e il Casetta della Vallagarina; in Emilia lo Spergola di Scandiano; nel Lazio l'Aleatico di Gradoli; in Sicilia il Frappato di Vittoria, il Catarratto di Monreale e lo Zibibbo di Pantelleria. Esaltano così l’espressione autentica dei diversi territori del vino, dei quali intendono “distillarne uno spirito” nel rispetto della diversità e alla ricerca di specificità.
Per i Brunello una esigenza dettata dalla volontà di misurarsi con nuovi territori e nuove varietà per mettersi alla prova come distillatori e come interpreti della distillazione tout cour. Per l'appassionato, o il semplice curioso, un percorso grazie al quale esplorare angoli inediti dell'Italia dei distillati con profumi, aromi e sensazioni altrimenti inavvicinabili.